 Leggenda
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| di Tiricordibonimba
Mourinho, nessuno come lei sa che un’etichetta si appiccica e poi è dura da staccare: oggi si ridefinirebbe speciale? "Guardi che io, arrivato a Londra, dissi solo: 'Io non sono un allenatore normale, ma l’allenatore di un gruppo speciale'. Il giorno dopo ero The Special One, ma non mi sono mai definito speciale. Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me".
Forse in questa dichiarazione rilasciata da Mou alla Gazzetta dello Sport nell’ambito di un’intervista del 20 settembre 2008, c’è tutto o quasi del suo carattere, almeno per quanto concerne il suo ruolo nel mondo del calcio. Un allenatore che non si sottrae al fuoco della stampa, un fuoco spesso sparato a raffica. Ma lui fa di più: lo fa suo e lo rilancia a sua volta a favore suo o contro altri. E’ come un personaggio del circo: quando parla sembra voler dire proprio quello che il giornalista e il pubblico si aspettano da lui. Giudizi taglienti, frecciate sarcastiche, e una strategia di difesa costante: mettere in luce gli scheletri nell’armadio del suo antagonista. Ai colleghi che lo criticano, lui ricorda le loro sconfitte più pesanti. Lo stesso fa al Chiambretti show, ricordando all’impertinente Pierino il flop del suo film.
Lo studio dell’avversario attraverso una preparazione metodica e approfondita: questo atteggiamento, che lo caratterizza davanti ai microfoni, è il suo atteggiamento anche alla guida della squadra. Studia e conosce ogni singolo giocatore della squadra avversaria di turno fin nei minimi particolari. Una strategia intelligente, e non c’è dubbio che l’intelligenza sia una dote che l’allenatore nerazzurro possiede in quantità elevate, certamente in quantità abbondantemente superiori alla media dei personaggi che caratterizzano spesso tristemente il mondo del calcio.
Ma una tale ossessiva precisione, una tale cura del minimo particolare, può essere anche un chiaro indizio di una lacuna che il tecnico cerca di nascondere e compensare dietro un’immagine carismatica esagerata, che quasi ogni giorno lui sembra alimentare con uno dei suoi interventi. Come quello recente sui calciatori più giovani. Insomma, lui sembra sempre intento ad allontanare l’attenzione dall’aspetto che invece per lui sarebbe fondamentale, perché è esattamente il motivo per cui viene pagato con uno degli stipendi più alti al mondo: l’ambito dell’allenatore, quello più strettamente tecnico, quello legato alla tattica, alla capacità di leggere una partita e saper correggere il tiro in corsa. Aspetti che, guarda caso, anche ad occhi non particolarmente esperti paiono tra i meno abbondanti nell’ingombrante bagaglio del signor Mourinho. Da tifosi nerazzurri ci sono quindi seri motivi per preoccuparsi? Contestare il tecnico portoghese per reclamare un allenatore magari meno prestigioso sulla carta ma più capace di masticare il calcio vero, alla Mazzari insomma, per non scomodare il mostro sacro Capello?
Beh, ogni tifoso ha libertà di pensiero e di.. contestazione. Ma un paio di riflessioni è forse necessario aggiungerle. La prima è che anche su tattica e lettura delle partite, Mourinho sta facendo enormi progressi. Probabilmente è troppo intelligente per essere davvero presuntuoso quanto sembra, e conosce benissimo i suoi limiti. Si potrebbe addirittura pensare che il suo approdo nel campionato italico sia in realtà una sorta di “corso” di studio accelerato in quelle materie a lui più ostiche, come la tattica, appunto, di cui il calcio italiano è fin troppo prigioniero, spesso a danno dello spettacolo e dei gol.
La seconda riflessione vuole semplicemente riconoscere a Mou una qualità che da troppo tempo mancava nel clan nerazzurro: la grande capacità di creare un gruppo, difenderlo ad ogni costo dai condizionamenti esterni, motivare ogni giocatore al massimo, usando con ognuno il metodo più efficace per ottenerlo. Non c’è dubbio che la grande maggioranza dei giocatori dell’Inter sarebbe disposta a giocare con le gambe spezzate se lui solo lo chiedesse.
E allora il tema finale su cui forse dovremmo basare, ognuno di noi, il verdetto personale su Mourinho, è quello di considerare cos’è che fa l’allenatore vincente, e con lui la sua squadra. Vale più una tattica azzeccata o un giocatore motivato? Ma attenzione: se Mou continua a imparare con questa velocità, a medio termine potremmo avere entrambe… |